lunedì 14 aprile 2014
Procedure di valutazione d'impatto ambientale in Sardegna
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venerdì 11 aprile 2014
Come ti distruggo un pezzo di città - la Scala di Ferro
Dal 2012, con il trasferimento degli uffici della Prefettura di Cagliari, l'ex Scala di Ferro, edificio storico su viale Regina Margherita, ha sbarrato i battenti e resta desolatamente vuoto e chiuso.
Fu infatti l'ingegnere biellese Antonio Cerruti a progettarlo e costruirlo a proprie spese, per dotare la città di bagni pubblici. Al 1869, anno di inaugurazione, risalgono le due torri merlate, neogotiche, mentre sul finire dello stesso secolo venne costruito l'avancorpo centrale interno, che si affacciava su un fantastico giardino alberato, ricco di antichità e opere d'arte.
L'albergo, per mano del ristoratore Luigi Caldanzano, aprì i battenti nell'ottobre del 1877, ma finì all'asta sedici anni più tardi, per i debiti accumulati dal cavalier Cerruti.
Qualche tempo dopo l'ingegner Fulgenzio Setti lo acquistò, e introdusse le acque termali nello stabilimento balneare, ripristinò le piscine e restaurò le strutture alberghiere che, nelle stampe pubblicitarie dei primi del Novecento, mutarono il nome in "Castello Setti".
Nel 1921 l'albergo, che si distingueva per il lusso degli ambienti, accolse il celebre scrittore Lawrence che, accompagnato dalla moglie in un lungo soggiorno a Cagliari, affittò una stanza panoramica dell'avancorpo sul viale Regina Margherita. Tra i personaggi famosi che soggiornarono nelle sue stanze sono lo storico tedesco Teodoro Mommsen, Totò e Carlo Levi.
Nel 1961 la compagnia italiana Jolly Hotels acquistò l'intero complesso e, dopo averlo sottoposto a un accurato restauro, lo chiuse qualche anno più tardi. Dopo lunghi anni di abbandono, che ne hanno decretato il degrado, la sorte dell'hotel è stata decisa il 10 febbraio 1998, sulla base del progetto presentato dalla attuale società proprietaria che avrebbe realizzato, in accordo con il Comune di Cagliari, la nuova sede della Prefettura con residenza annessa e sottostanti parcheggi.
Nel mese di agosto 2000, tra accese polemiche di cittadini e storici cagliaritani, sono cominciati i lavori di demolizione delle strutture che hanno distrutto e sfigurato l'avancorpo centrale con le sue eleganti bifore, i fregi, i lampioni in ferro
battuto e le decorazioni scultoree, che qualificavano l'albergo fra i più importanti monumenti neogotici del capoluogo sardo.
Un pezzo di storia della nostra città è stato cancellato, raso al suolo dalle ruspe in una Cagliari torrida e deserta. L'atto di morte è stato decretato in pieno agosto. Eppure non era un rudere, né un anonimo edificio senza gloria né storia.
Ne è stata fatta un'opera essenzialmente privata, che ha portato vantaggi solo ai suoi proprietari, spacciandola per opera pubblica. L'intera città ha perso un pezzo della sua storia.
Per approfondire:
- Caredda, Le strade di Cagliari, Aipsa
- AA.VV, Come ti distruggo un pezzo di città, Tema Edizioni
- http://www.cagliariturismo.it/it/luoghi/i-luoghi-della-storia-316/siti-archeologici-81/la-scala-di-ferro-ex-bastione-di-monserrato-408
- http://www.sardegnacultura.it/documenti/7_88_20060420170422.pdf
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martedì 25 marzo 2014
Tecnologie no dig - di Francesco Accardo
Sul
bilancio economico-amministrativo di una città percorsa ogni
giorno da un numero elevatissimo di veicoli, i costi derivati dalla
manutenzione ordinaria dell'asfalto incidono pesantemente. Se poi si
aggiunge anche quella straordinaria, allora si capisce
l'impossibilità da parte di un'amministrazione di indirizzare
finanze ed energie verso interventi più importanti.
Entrando
in maniera un po' più specifica nel dettaglio, le principali
tecologie no-dig, in relazione all'installazione, sostituzione o
manutenzione di condotte interrate, sono:
•
il directional
drilling o Trivellazioni Orizzontali Controllate (T.O.C.):
tecnica di trivellazione con controllo attivo della traiettoria;
•
il
pipe-jacking:
tecniche di installazione in cui la condotta viene installato per
spinta nel terreno, al seguito di uno scudo di escavazione a fronte
aperto o chiuso e nelle quali il materiale scavato viene portato
fuori dal foro con un sistema meccanico o idraulico;
Particolarmente
vantaggiose
in ambiente urbano,
in quanto riducono drasticamente sia l'inquinamento acustico ed
atmosferico che l'impatto sul traffico veicolare e pedonale, le
tecnologie no-dig permettono di contenere e molto spesso evitare
tutta una serie di costi diretti e indiretti. Tra i diretti si
prendono in considerazione quelli della demolizione e del successivo
ripristino delle pavimentazioni stradali, mentre tra gli indiretti
rientrano quelli legati in generale ai rallentamenti e alle
limitazioni del traffico urbano.
Soluzioni
non-economiche inizialmente, in quanto per i macchinari e la
formazione del personale sono richieste spese considerevoli, ma
grazie ai continui miglioramenti tecnologici le tecniche no-dig
stanno diventando sempre
più competitive con
quelle delle pose tradizionali di scavi a cielo aperto.
per
approfondire si consiglia:
Posare
le tubazioni su fossa interrata è praticamente la norma: infatti non
costituisce ostacolo alla percorribilità del territorio, assicura
una buona coibentazione termica e una efficiente protezione
meccanica. Tuttavia, per poter posare una tubazione su fossa
interrata è necessario lo scavo di una trincea: in una città questo
corrisponde al rovinare l'asfalto, fermare il traffico, modificare le
strutture superficiali.
La
tecnologia no-dig (chiamata
anche trenchless)
permette la posa di nuove condotte (nonché la riabilitazione, la
manutenzione e la sostituzione di condotte esistenti) evitando di
scavare trincee a cielo aperto, eliminando tutti quegli effetti
negativi che questo comporta: minimizza l'interferenza con il
traffico veicolare e pedonale in corrispondenza dei cantieri, elimina
i rischi per la demolizione e evita il rifacimento della
pavimentazione stradale.
Le principali
tecniche di
no-dig (directional drilling, microtunnelling e pipe ramming) si
basano su una perforazione teleguidata che consente l'esecuzione di
tracciati curvilinei effettuando dei fori pilota di piccolo diametro
per poi utilizzare un alesatore che trascina in posizione l'intera
tubazione desiderata. Scavando dei semplici pozzetti è possibile poi
in questo modo curare la manutenzione di una rete di distribuzione
cittadina (utilizzando gli stessi macchinari usati per la posa in
opera). Si tratta di tecniche, adatte a qualsiasi tipo di terreno,
che riescono a posare condotte di diametro anche superiore ai 2000 mm
per distanze anche di più di 2 km.
•
il
microtunnel
con TBM (micro TBM):
Consiste nella perforazione di minigallerie mediante teste
fresanti (scudi) ad avanzamento autonomo (senza gruppo di spinta
esterno) con il rivestimento realizzato in sito man mano che lo scudo
avanza;
•
il
pipe
bursting:
tecnologia che prevede la demolizione dell'esistente condotta in
materiale fragile (ghisa grigia, gres, ecc.) e il contemporaneo
inserimento di una nuova condotta anche di diametro superiore a
quella demolita;
•
il
pipe
splitting:
identico alla tecnologia precedente da idonea a sostituire tubazioni
in materiale duttile (acciaio, ghisa sfeoridale, ecc.);
•
lo
spray
lining:
tecnologia che si basa sull'impiego di opportune miscele (a base di
cemento o di resine termoinduruenti) che vengono spruzzate, con
appositi applicatori, sulle pareti della condotta da rinnovare,
ristabililendo accettabili valori di impermeabilità e scabrezza
superficiale;
•
il
Cured
In Place Pipe o CIPP:
tecnologia che prevede l'inserimento di una guaina in feltro o feltro
tessile impregnata con una idonea resina termoindurente e con uno
strato esterno in materiale plastico idoeno al contatto con il fluido
convogliato nella tubazione da risanare;
•
il
close
fit lining:
consiste nell'inserimento nella condotta da risanare di un tubo, di
regola plastico, di diametro superiore ma oggetto di una deformazione
preventiva atta a ridurne il diametro. Una volta inserita la
tubazione le dimensioni originali vengono ristabilite mediante
aria/acqua i pressione facendo aderire il nuovo tubo alla superficie
interna di quello ospite;
•
il
loos
fit lining:
consiste nell'inserimento nella condotta da risanare di un tubo, di
norma in materiale plastico (pead) di diametro leggermente inferiore
il quale pertanto non aderisce alla superficie interna del tubo
ospite;
•
lo
spiral
lining:
tecnologia che prevede l'inserimento di una nuova condotta entro una
preesistente da rinnovare. Al contrario delle tecnologie fit lining
la nuova condotta viene formata durante l'inserimento in quella
preesistente, partendo da uno speciale coil (lamiera) di materiale
plastico o metallico che viene avvolto su se stesso a spirale.
Anche
in ambito extra-urbano tali
tecniche presentano alcuni vantaggi come la limitazione d'impatto su
zone ad elevato valore paesaggistico.
-
Manuale
di tecnologie no-dig
di Renzo
Chirulli
-
dispense del corso di Acquedotti
e Fognature
della Laurea
di Ingegneria Civile
dell'UniCa,
tenuto dal prof. Roberto
Deidda
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domenica 23 marzo 2014
Gli strumenti urbanistici alternativi al piano particolareggiato - di Francesco Accardo
Nei dibattiti più moderni sul ricorso generalizzato dei piani particolareggiati come strumenti d'attuazione urbanistica da parte delle amministrazioni comunali, ci si interroga sempre più frequentemente sulla loro reale operatività (in particolare nelle zone di interesse storico, artistico e culturale): la difficile scrittura e lettura di questi ha comportato un periodo di stallo attuativo (facilmente riscontrabile anche in casi specifici come il quartiere Castello a Cagliari).
In tal senso il legislatore ha voluto introdurre nuovi piani urbanistici attuativi, che traducano in elaborati tecnici di dettaglio le previsioni e le prescrizioni degli strumenti urbanistici sovraordinati.
Di seguito vengono indicati i principali strumenti alternativi al piano particolareggiato e che hanno avuto già ampio riscontro (per un maggior dettaglio si rimanda ai tradizionali testi di Urbanistica).
Il Piano per l'Edilizia Economica e Popolare (PEEP) è stato introdotto con il D.L. 167/1962 e non è altro che un piano per zone da destinare alla costruzione di abitazioni a prezzi moderati e controllati, con proprietà degli alloggi in regime di diritto di superficie o di proprietà piena.
I Piani per gli Insediamenti Produttivi (PIP) sono piani di iniziativa pubblica per aree industriali (cfr. D.A. 2266/U/1983 Decreto Floris) progettati per accogliere attività monotematiche o un insieme di attività tra quelle indicate dalla legge.
I Piani di Recupero, di iniziativa pubblica o privata, riguardano gli immobili o intere zone del territorio comunale che non possono essere oggetto di trasformazione edilizia, ma sono invece soggetti a recupero dei fabbricati secondo prescrizioni sovraordinate. Queste zone di recupero possono anche essere estremamente circoscritte fino ad arrivare alla singola unità immobiliare e possono riguardare aree anche fuori dalle zone territoriali omogenee di centro storico (le zone di categoria A secondo il Decreto Floris). Lo scopo è la conservazione, il risanamento e il recupero degli edifici, la migliore destinazione d'uso di determinati edifici di particolare pregio e un nuovo e coerente utilizzo delle aree inedificate.
Oltre questi, e più recentemente, si collocano i Programmi Complessi, strumenti di governo territoriali introdotti negli anni '90 per risolvere problemi di carattere amministrativo-gestionale (in particolare per il reperimento dei finanziamenti per le opere di urbanizzazione primaria e secondaria). Tali programmi riguardano interventi diretti sul territorio che coinvolgono, fin dalle prime fasi della programmazione, le capacità economiche e imprenditoriali dei privati. Tali piani, prevedendo degli standard qualitativi e essendo essi stessi delle varianti allo strumento urbanistico vigente, riescono a smuovere territori degradati, disagiati e completamente ingessati individuando tempistiche, realizzatori e risorse per ogni singolo intervento sulle zone sulle quali vogliono agire.
Rientrano tra i Programmi Complessi: Programmi Intergrati di Intervento, Programmi di Recupero Urbano, Contratti di Quartiere, Programmi di Riqualificazione Urbana e di Sviluppo Sostenibile del Territorio.
(principale fonte le dispense del corso di Tecnica Urbanistica della Laurea Magistrale in Ingegneria Civile dell'UniCa, tenuto dall'ing. Cheti Pira)
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sabato 22 marzo 2014
Piano Stralcio per l'Assetto Idrogeologico - di Stefano Murtas
Viene qui proposta una stringata
spiegazione su quello che è il Piano Stralcio per l’Assetto
Idrogeologico, quale è il suo scopo e come può essere interpretato
da chiunque voglia prenderne visione.
Qua sotto viene riportata un’interessante mappa dove sono evidenziate le aree sopra accennate ( più quelle a pericolosità e rischio geomorfologico, sempre normate dal P.A.I.), relative al comune di Cagliari.
Chiunque volesse, può sbizzarrirsi nel condurre un’analisi più dettagliata e navigare tra i quartieri della città o in qualsiasi comune sardo. Si può approfittare dell’ottimo servizio offerto da Sardegnageoportale:
Il Piano Stralcio per l’Assetto
Idrogeologico (P.A.I.) è stato introdotto con la legge 183/1989 con
lo scopo di individuare le aree a rischio idrogeologico e definire le
corrispondenti misure di salvaguardia.
In Sardegna è stato approvato con
decreto del Presidente della Regione Sardegna n. 67 del 10/07/2006.
Esso rappresenta un fondamentale
strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo ai fini della
pianificazione e programmazione delle azioni e delle norme d’uso
del suolo, finalizzate alla conservazione, alla difesa ed alla
valorizzazione dello stesso, e alla prevenzione del rischio
idrogeologico individuato sulla base delle caratteristiche fisiche ed
ambientali del territorio regionale.
Il D.P.C.M. del 29 Settembre 1998 detta
le linee guida per la redazione del P.A.I.
Si individuano 3 macrofasi:
- Individuazione delle aree a rischio idraulico
Vengono individuati in cartografia di scala adeguata, i tronchi di rete idrografica. Per ciascuno di essi verrà compilata una scheda che riporti sinteticamente la tipologia del punto di possibile crisi, le caratteristiche idrauliche degli eventi temuti, la descrizione sommaria del sito, la tipologia dei beni a rischio e le informazioni disponibili sugli eventi calamitosi del passato.
- Perimetrazione delle aree a rischio idraulico
Nel P.A.I. Sardegna sono individuate
quattro aree di pericolosità idraulica, riferite ad eventi
caratterizzati da portate al colmo calcolate in base a quattro
differenti tempi di ritorno.
Hi4: pericolosità idraulica molto
elevata. Sono le aree con una probabilità di inondazione riferita ad
una portata con tempo di ritorno di soli 50 anni.
Hi3: pericolosità idraulica elevata.
Sono le aree con una probabilità di inondazione riferita ad una
portata al colmo con tempo di ritorno pari a 100 anni.
Hi2: pericolosità idraulica moderata.
Sono le aree con una probabilità di inondazione riferita ad una
portata al colmo con tempo di ritorno pari a 200 anni.
Hi1: pericolosità idraulica bassa.
Sono le aree con una probabilità di inondazione riferita ad una
portata al colmo con tempo di ritorno pari a 500 anni.
Una volta note le aree a pericolosità
idraulica, si ottiene la misura del rischio idraulico mediante
l’espressione Ri = Hi * Ei * V
Dove Ei rappresenta la categoria di
elementi a rischio presenti in un’area (anch’essi sono suddivisi
in 4 classi), e V la vulnerabilità degli elementi a rischio.
Anche le aree di rischio (diverse
quindi da quelle di pericolosità), sono individuate da un numero:
Ri4: area a rischio idraulico molto
elevato
Ri3: area a rischio idraulico elevato
Ri2: area a rischio idraulico medio
Ri1: area a rischio idraulico moderato
- Fase di programmazione della mitigazione del rischio
L’ultima fase consiste nella decisione delle misure da prendere in merito alla mitigazione del rischio idraulico. Esse possono consistere in interventi strutturali, o non strutturali. È ovviamente auspicabile che la maggior parte dei finanziamenti concessi, vengano utilizzati per ridurre il rischio nelle aree a rischio maggiore.
Le norme di attuazione del P.A.I. (
negli articoli 27, 28, 29, 30), indicano quale tipo di intervento è
consentito effettuare nelle rispettive aree a pericolosità
idraulica.
Risulta di fondamentale importanza conoscere se ci si trova in una zona Hi, poichè i vincoli imposti potrebbero impedire un certo tipo di pianificazione piuttosto che un altro.
Risulta di fondamentale importanza conoscere se ci si trova in una zona Hi, poichè i vincoli imposti potrebbero impedire un certo tipo di pianificazione piuttosto che un altro.
Norme di attuazione del P.A.I:
Qua sotto viene riportata un’interessante mappa dove sono evidenziate le aree sopra accennate ( più quelle a pericolosità e rischio geomorfologico, sempre normate dal P.A.I.), relative al comune di Cagliari.
Chiunque volesse, può sbizzarrirsi nel condurre un’analisi più dettagliata e navigare tra i quartieri della città o in qualsiasi comune sardo. Si può approfittare dell’ottimo servizio offerto da Sardegnageoportale:
Per maggiori informazioni
sull’argomento trattato, è possibile consultare le linee guida del
P.A.I.:
Per una conoscenza più approfondita si rimanda al sito della Regione Sardegna:
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